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L'Italia a piedi per la Fibrosi Cistica PDF Stampa Email

Christian Cappello

 

Una camminata lunga oltre quattromila chilometri per donare e fare del bene, convertendo rabbia e dolore in amore, sorrisi e speranze


«Percorrerò l’Italia a piedi raccogliendo fondi da donare alla ricerca sulla Fibrosi cistica». È partito alle 11 del 2 aprile da Bassano del Grappa,esattamente da via Colombare dove si trova la casa che fino alla fine di dicembre 2015 ha diviso con Marta, adorabile compagna di un viaggio che sarebbe dovuto durare tutta una vita. Che, purtroppo, si è interrotto bruscamente, alla fine del 2015, portandosela in cielo insieme al piccolo Leonardo.

Dal giorno di inizio della sua marcia, era il 2 aprile, Christian Cappello ha percorso 1.175 chilometri prima di giungere,alle ore 15 del 14 luglio, a Roma. Al Policlinico Umberto I c’è uno dei 27 Centri per la cura della fibrosi cistica, la malattia genetica per la quale il globetrotter ha deciso di attraversare lo Stivale da nord e sud, con un giro anti-orario che prevede anche due attraversamenti in traghetto verso Sardegna e Sicilia. La scelta di raccogliere fondi a fini benefici l’aveva concertata con la sua Marta. Insieme avevano progettato di muoversi a piedi nei fine settimana per «far conoscere le bellezze italiane, spesso poco note così come malattie rare quanto gravi per le quali neppure il governo riesce a finanziare abbastanza la ricerca per trovarne la cura». Ai viaggi Chris, 39 anni, è abituato: insieme a Marta ha creato un sito – blogdiviaggi.com -che ospitando tutte le sue avventure, zaino in spalla, in giro per il mondo, gli dà soddisfazioni e anche da vivere.

 

Oggi è il suo dolore a dargli la forza di macinare tutti i giorni, da solo, chilometri – una media di 20 chilometri al giorno – di strade e sentieri. Anche se finora non è mai mancato il supporto delle migliaia di persone che lo incoraggiano attraverso il suo blog, che gli offrono un pasto caldo, un letto o semplicemente la compagnia per qualche chilometro, mentre fanno proselitismo anche loro perché si conosca la fibrosi cistica, se ne parli, si racimoli denaro per migliorarne le cure.

Perché la fibrosi cistica. Christian Cappello lo spiega con i numeri: «È la malattia genetica più diffusa in Italia. Un bambino su 2500 nasce con questa patologia e poche persone sanno che uno su 25 è portatore sano. Due portatori sani hanno 1 probabilità su 4 di mettere al mondo un figlio malato». Questo il motivo del suo nobile gesto, molto apprezzato dal direttore generale del Policlinico:«È un piacere incontrare persone come lei – ha detto Domenico Alessio, stringendogli la mano –, persone che superano momenti di enorme difficoltà con gesti di grande generosità come questo».

«Presso il Centro di riferimento di Alta Specializzazione per la Fibrosi Cistica del Policlinico Umberto I, istituito ai sensi della Legge Regionale 36/90 e della Legge 548/93 con funzioni di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, al momento abbiamo in cura 500 pazienti, di età compresa tra 0 e 72 anni»: la professoressa Serenella Bertasi è la responsabile del Centro.

Dagli anni ’70, quando la Fibrosi Cistica era una malattia sconosciuta anche presso il mondo sanitario, fino al 1989 quando è stato localizzato il gene che la determina e il successivo passaggio allo screening neonatale (il cosiddetto test del sudore) per una diagnosi precoce che permetta di preservare quanto più possibile la funzionalità degli organi colpiti, è stata fatta tanta strada.

«Dei casi che seguiamo, circa la metà – spiega la prof. Bertasi – riguardano adulti. Vanno a scuola, fanno progetti di vita, lavorano, si formano una famiglia». Tutto questo, grazie alle migliorate terapie, ad un’assistenza sempre più accurata, ad una équipe multidisciplinare, alla collaborazione con altri gruppi di ricerca che si occupano della stessa patologia.

«Oggi disponiamo di un reparto di degenza con 10 posti letto dedicati ed ambulatori ristrutturati grazie ai contributi della Associazione Laziale Fibrosi Cistica e gestiti con fondi pubblici grazie ad una legge ad hoc», dice ancora la responsabile del Centro presso l’Umberto I.

«Noi come Centro di riferimento regionale per la Fibrosi Cistica, incentiviamo le cure cercando di rinviare l’evento trapianto», spiega il direttore Alessio.

Ecco perché la ricerca non può fermarsi, e iniziative come quella di Christian Cappello, la sua marcia per l’Italia per far conoscere questa grave malattia e raccogliere fondi, vanno nella giusta direzione. Goccia dopo goccia, la pozzanghera diventerà stagno, lago e forse mare. Basta non mancare l’obiettivo che «per quanto grande o piccolo che sia – dice Chris – l’importante è raggiungerlo, anche a piccoli passi».

 

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